La porta è un riparo, un ostacolo per gli altri e suggerisce sicurezza,
protezione e solidità.
Le mie porte pur tentando di avere tutto questo,
cercano di farlo con una carica d’umanità più forte facendoti gustare
anche il profumo di vecchie case contadine che ogni tanto torniamo
ad abitare mentalmente per soddisfare una segreta nostalgia. Mi pare
che abbiano un tocco di sudore in più e anche il suono di parole
dialettali con la magia di una incerta innocenza costruttiva. Insomma
potresti averle costruite anche tu o magari hai il sospetto di avere
perlomeno suggerito la struttura di vecchie presenze annidate chissà
come nella tua memoria. Le mie porte
Apprezzato dai più acuti critici come uno dei maggiori poeti del nostro
tempo, Tonino Guerra è un artista completo. Sceneggiatore legato a
grandi registi come Antonioni, Fellini, Anghelopulos, Tarkovskij, Petri,
Rosi e i fratelli Taviani, ha sempre dipinto, viaggiando con il suo ingegno
creativo nell’arte della semplicità e del ricordo.
Le sue opere riflettono
il suo forte legame con la terra e le sue forti tradizioni, riuscendo a
trasmettere le calde e armoniose sensazioni di antichi valori che il
tempo non riesce ad intaccare.
Tonino Guerra nasce a Santarcangelo di Romagna il 16 marzo 1920. La vita del grande poeta, scrittore e sceneggiatore italiano viene segnata dall'internamento, nel corso della seconda guerra mondiale, in un campo di concentramento in Germania.
Dopo la Liberazione si laurea in pedagogia e dalla stesura della tesi di laurea ha inizio un percorso che lo vede impegnato nella scrittura di componimenti poetici in dialetto. La prima raccolta, pubblicata a sue spese, viene intitolata scarabocc (scarabocchio) e porta in prefazione la firma del critico letterario Carlo Bo.
Con il breve romanzo del 1952 La storia di Fortunato lo scrittore si avventura nel genere narrativo, per iniziare, l'anno successivo, una lunga e fortunata attività di scenggiatore. Collabora con numerosi registi, primo fra tutti Antonioni e il suo Blow-up, per il quale vien candidato all'Oscar nel 1967.
Numerose le opere letterarie in dialetto romagnolo e in italiano: Lunario, La s-ciuptèda, Dopo i leoni, I cento uccelli, L'aquilone. Una favola senza tempo, La valle del Kamasutra.