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Rumori in Hotel, no grazie

Quante volte abbiamo scelto un bell’hotel, per soggiornare in vacanza o per lavoro, in una location da sogno, con ambienti dal design raffinato – classico o contemporaneo che sia, a seconda dei nostri gusti – servizio impeccabile…eppure, non vedevamo l’ora di scappare?

Succede, se alle due di notte rientra il nostro vicino di stanza e sembra di trovarcelo ai piedi del letto; oppure se, alla fine di un’estenuante giornata di lavoro in trasferta, si rientra in camera per un po’ di relax e ci si trova coinvolti nella prolungata conversazione telefonica ad alta voce tra il nostro vicino di stanza e qualche amico (alla faccia della privacy).

Purtroppo non è una novità: l’insonorizzazione è uno dei grandi problemi che affligge il patrimonio alberghiero italiano.

Parliamo tanto di benessere degli ospiti senza renderci conto che dormire male è uno degli indici più alti di insoddisfazione dei clienti, per quanto possa essere affascinante una struttura ricettiva. E il problema si enfatizza ancora di più per il fatto che la qualità dell’hotel prescinde dalle stelle e si basa sul famigerato giudizio degli ospiti che, al primo segno di disagio, si riversano sui siti di recensioni smontando, pezzo per pezzo, il lavoro fatto da operatori e imprenditori.

L’attenzione di questi ultimi può essere maniacale quando si tratta di cura del dettaglio ma, spesso, rasenta l’estrema superficialità quando si tratta di qualcosa su cui sembra possibile soprassedere: meglio curare l’immagine della stanza che preoccuparsi se un muro divisorio è troppo sottile o se la porta è a tenuta acustica. Ed ecco serviti i problemi.

La normativa

Eppure, la normativa è chiara: nel campo edilizio, la necessità di garantire sufficienti livelli di isolamento acustico in funzione delle attività svolte al suo interno è un obbligo.

Il D.P.C.M. del 5 dicembre 1997 reca “Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici” ed impone il rispetto di valori minimi di isolamento acustico. Nello specifico caso, stiamo parlando di “edifici adibiti ad alberghi, pensioni ed attività assimilabili” indicati nella tabella A della norma.

In questa sede non entreremo nel merito degli indici che costituiscono i coefficienti sui quali calcolare il valore dell’isolamento acustico, che può essere di tipo aereo tra differenti ambienti, dai rumori dall’esterno (isolamento di facciata), da impatto (calpestio), degli impianti, ecc.

A nostro avviso, il problema, infatti, prescinde dalla norma: quando parliamo di “comfort acustico” entriamo in una sfera soggettiva che dipende da molteplici fattori. Non solo il livello delle fonti di rumore, ma anche quello sonoro presente nell’ambiente e il grado di “sensibilità” al rumore di chi ascolta.
In albergo, a maggior ragione, non c’è numero, indice o coefficiente che tenga: bisogna garantire all’ospite il massimo benessere e, per questo, l’aspetto acustico è imprescindibile.

Un problema nel problema

Come se l’isolamento acustico in generale non rappresentasse una questione abbastanza complessa da prendere in considerazione, potremmo aggiungere un ulteriore fattore, un problema nel problema: l’insonorizzazione delle porte.

In una ristrutturazione, se il progettista e l’imprenditore sono professionisti con la P maiuscola, nella realizzazione dei lavori tengono conto del benessere dell’ospite; pertanto, nel caso più frequente, vengono presi accorgimenti per insonorizzare gli elementi divisori: pannelli isolanti per le pareti, tappetini fonoisolanti per il pavimento, rivestimenti di canali, tubazioni o di scarichi per gli impianti, finestre a tenuta acustica e così via.

Cos’è che viene dimenticato nella stragrande maggioranza dei casi? Una porta adeguatamente insonorizzata.

Le porte sono strutture che trasmettono il rumore al pari delle pareti, semplicemente con materiali differenti che hanno, quindi, caratteristiche diverse. Inoltre, per la definizione stessa di elemento che deve essere aperto e chiuso per il passaggio, la porta presenta un punto debole acustico nelle fessure tra anta, telaio e pavimento.

Come se non bastasse, allo stesso tempo alla porta è deputato anche il compito di rispondere alla ricercatezza dell’immagine complessiva del design scelto, nonché quello legato alla sicurezza.
Perché, dunque, tanta leggerezza nella scelta delle porte quando si tratta di soppesarne i requisiti?

La differenza c’è…e si sente!

Una prima riflessione è legata al valore del design: l’immagine viene sempre al primo posto quando si tratta di scegliere. L’attenzione allo stile della porta, in coerenza con il concept dell’hotel è il primo aspetto preso in considerazione, a prescindere dalle prestazioni.
Chi dice, però, che una cosa escluda l’altra?

Un’altra constatazione è legata alla differenza tra gli elementi divisori: un muro non isolato ha una trasmissione del rumore ben più alta rispetto ad una porta non insonorizzata, proprio per le caratteristiche dei diversi materiali. Pertanto, utilizzare una porta “normale” viene spesso considerato il male minore, quando si tratta di mettere sul piatto della bilancia gli aspetti verso i quali orientare il budget a disposizione.

Eppure, la differenza c’è ed è notevole.
Avete mai provato ad entrare in una camera a perfetto isolamento acustico? La chiusura della porta lascia il mondo fuori della stanza! Un silenzio da far male alle orecchie, al quale, ormai, non siamo affatto abituati, visto il frastuono della vita quotidiana.
Una situazione a cui basterebbe soltanto avvicinarci, affinché nelle camere di hotel si possa godere del benessere e del comfort che ci aspettiamo da una struttura ricettiva.

L’insonorizza-
zione delle
porte

Ma cos’è che rende insonorizzata una porta? Quali caratteristiche soppesare nella scelta di un prodotto?
Innanzitutto, la scelta dei materiali di rivestimento, quanto più fonoisolanti possibile.
In secondo luogo, la massa stessa della porta, che deve essere tale da assorbire le vibrazioni dell’onda acustica: telaio, struttura, ecc.

Infine, come visto, il rumore non si trasmette solo attraverso i materiali: è necessario un sistema di guarnizioni antirumore e gommini antivibrazione che permettano al suono di non attraversare le fessure presenti.

Teniamo tutto in considerazione ma non spaventiamoci: è sufficiente essere consapevoli dei requisiti da raggiungere e delle soluzioni di porte insonorizzate per hotel e alberghi offerte dal mercato per poter affrontare con successo anche un argomento così variegato come quello dell’isolamento acustico.

Conoscere una problematica permette di adoperarci per trovare le migliori soluzioni, a cominciare da una adeguata progettazione che tenga conto di tutti gli elementi in gioco.

Non guardiamo tutto come un dovere normativo che appesantisce la progettazione di strutture complesse come gli alberghi, ma come un’occasione per strutturare un’offerta di benessere per l’ospite a 360°: il successo sul mercato si conquista anche a colpi di piccole attenzioni ad aspetti come l’insonorizzazione delle porte.

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